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DALL’ASSEMBLEA NAZIONALE AL CAMPEGGIO NOTAV: IO NON CI STO!

Questo articolo è stato scritto da il 05 set 2014 in Editoriali

Mentre negli uffici del governo si avviava la pubblicazione della riforma scolastica Renzi-Giannini, al campeggio dei giovani NO TAV a Venaus studenti provenienti da tutta Italia si confrontavano su quella che è la attuale situazione studentesca-giovanile.

Si sono susseguiti, nel corso delle assemblee, interventi dalle varie realtà presenti che sottolineavano come sia oggi limitante rivolgersi a un soggetto prettamente studentesco ed evidenziavano la necessità di coinvolgere una componente più ampia, che includa anche il precariato giovanile.
Questo perché il tasso di disoccupazione cresce vertiginosamente ogni anno, insieme al numero degli studenti che sono costretti a lasciare la scuola prematuramente, dovendo da subito affrontare il mondo della precarietà.

Questa situazione è stata generata da anni di manovre di austerità, con tagli sconsiderati e un aumento esponenziale della tassazione, con le quali i governi hanno cavalcato la crisi facendola pagare alla popolazione. Sulla stessa linea si è mosso il neo premier Renzi presentando riforme e proposte di legge quali Jobs-act e Piano casa, introducendole come operazioni risolutive alle maggiori emergenze sociali. In realtà si sono dimostrate solamente in grado di continuare ad aggravare queste emergenze e ad agevolare sfruttamento e speculazione.

Adifferenza dei suoi predecessori, però, l’approccio di Renzi è volto ad ottenere consensi piuttosto che a giustificare come necessità tecniche le politiche di austerità: lo dimostra l’ennesima ritirata di fronte al primo segnale di dissenso nei confronti della riforma scolastica.
Questa riforma infatti prosegue sulla linea di aziendalizzazione e meritocrazia già tracciata dalle precedenti, intensificando la presenza dei privati e alimentando logiche di mercato, e quindi di competizione non costruttiva, all’interno della scuola. Fortemente colpito inoltre è il mondo dell’insegnamento precario, danneggiato dall’abolizione a tavolino delle supplenze che causerà la perdita di molti posti di lavoro.

A fronte di una situazione che vede i giovani privati di certezze e aspettative per il futuro, dentro e fuori la scuola, nasce la necessità di un netto rifiuto di questa opprimente realtà. Perciò l’autunno che ci aspetta dovrà essere animato da percorsi di lotta che siano in grado di opporsi radicalmente alla guerra ai poveri condotta da Renzi.

Torneremo a far sentire la nostra rabbia a partire dal 3 ottobre, con azioni che inaugurino il periodo di agitazione che ci porterà al corteo nazionale del 10 ottobre. Il picco della mobilitazione si avrà poi il 16 ottobre, quando scenderemo in piazza insieme ai movimenti sociali e territoriali per la giornata di sciopero sociale. Questo particolare sciopero sarà attraversato da quei soggetti che quotidianamente non sono rappresentati: disoccupati, precari, migranti e non solo; questo aggregato di istanze andrà a bloccare i flussi economici e si riprenderà a spinta la propria dignità.

Sarà questo periodo a riportare gli studenti e i giovani nelle piazze, per respingere questa situazione di precarietà garantita e di sfruttamento, a scuola come al lavoro, e dire sempre più forte:
#IoNonCiSto!

 

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