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FUORI DA BRESCIA IL MOSTRO DI FIRENZE

Questo articolo è stato scritto da il 04 nov 2014 in Metropoli e Territorio

Mentre all’interno dell’azienda Palazzoli il premier Renzi ed i soliti industriali discutevano di una Brescia ed un’Italia finte e svuotate di ogni pensiero, bisogno ed emozione per mettere in primo piano speculazioni e sfruttamento, all’esterno centinaia di persone mostravano la vera realtà precaria ma conflittuale.
Tra queste file c’eravamo anche noi studenti per portare, insieme a disoccupati, lavoratori, precari, migranti e sfruttati, quella rabbia sociale che ci contraddistingue da chi stava dentro, e per dire forte e chiaro che i diritti si conquistano a spinta. Ed è proprio a spinta che siamo avanzati, passo dopo passo, all’interno di una giornata carica di conflittualità, bloccando ogni metro della nostra città.
Ciò che abbiamo portato è un no deciso a tutte le politiche di austerity messe in atto e promosse dai più svariati governi, compreso quello attuale, e sostenute da quegli stessi industriali e quelle stesse persone che riempiono gli spalti del teatrino renziano, applaudendo ed arricchendosi sulle nostre teste.
Un teatrino renziano che ancora una volta esclude chi ogni giorno deve sopportare il peso della crisi, vedendo così contrapporsi due situazioni nettamente contrastanti. Da una parte una sala in cui il presidente del consiglio Matteo Renzi alimentava la pantomima ipocrita e ridicola di botta e risposta tra lui ed i sindacati, in particolare la CGIL, escludendo di fatto qualunque composizione sociale dal discorso sul lavoro; dall’altra una variegata realtà sociale che non ci sta ad abbassare la testa di fronte agli imperativi velati di un governo che non rappresenta minimamente gli interessi della popolazione. Così mentre Renzi faceva l’occhiolino agli amici industriali, noi spingevamo sugli scudi dei soliti servi in divisa.
La violenza poliziesca ci si è quindi fiondata contro, con i manganelli tesi sulle nostre teste, più volte. Così in quegli istanti il premier, salito sul palco, affretta il suo intervento e se la dà a gambe passando dal retro. Il corteo non si è fermato, anzi, infoltitosi di gente proveniente dalle file della FIOM, è ripartito per il centro città occupando e riappropriandosi di quelle strade che viviamo ogni giorno.
La presenza studentesca, oltre che essere in solidarietà ai lavoratori, ha denunciato con forza la nuova riforma sulla scuola ideata dallo stesso Renzi.
Questa “nuova” riforma accelera il processo di distruzione della scuola pubblica finalizzato all’aziendalizzazione di essa: intensificando la presenza dei privati e alimentando le logiche di mercato all’interno delle nostre scuole; convertendo l’insegnamento in un servizio di formazione per le aziende con l’imposizione di programmi finalizzati alla produzione di un pensiero competente e utile per il sistema produttivo e che mirano ad eliminare qualsiasi spinta allo sviluppo di un pensiero critico; basandosi sul concetto di meritocrazia, strumento che evidenzia e legittima le disuguaglianze sociali all’interno delle nostre scuole. Così questa riforma contribuisce alla distruzione della scuola pubblica e ci subordina sempre di più a professori e presidi, rimuovendo l’idea di studenti come protagonista attivo e creativo della scuola che vive.
Abbiamo però dimostrato di non essere disposti ad accettare ancora speculazioni su di noi né compromessi di alcun genere, ben consci che l’unica strada possibile da percorrere è quella della lotta. Così Renzi, invece di trovare apprezzamenti e consigli su internet, ci troverà, città dopo città, nelle strade, a costruire il nostro presente ed il nostro futuro, fuori da qualsiasi logica capitalista.
Dopo questa giornata di conquiste, la lotta prosegue verso il 14 novembre, dove ancora una volta ci troverete dalla stessa parte, dicendo no a chi prepotentemente pensa di poter controllare le nostre vite.
Kollettivo Studenti in Lotta