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Contro ogni forma di repressione, solidarietà a tutti gli studenti colpiti da sanzioni disciplinari per l’occupazione!

Questo articolo è stato scritto da il 20 gen 2016 in Metropoli e Territorio, Scuola
Vediamo come a Bologna l’inaridimento del movimento giovanile abbia portato alla conseguenza che siamo ormai l’unico collettivo studentesco che in questa città porta avanti la lotta reale nelle scuole. Da anni ci battiamo come Cas in tutte le scuole bolognesi per portare avanti momenti di mobilitazione e supportiamo ogni studente che decida di mettersi in gioco in percorsi di riappropriazione e rivendicazione di diritti. Noi siamo e saremo sempre presenti. Infatti crediamo che le vere ingiustizie siano lasciare gli studenti in scuole fatiscenti o senza i materiali e personale adeguati per poter svolgere le lezioni. Le scuole che sono state occupate riscontrano gravi problemi di edilizia scolastica e di risorse, come ad esempio soffitti pericolanti, grandi crepe sul muro, temperatura rigida nelle aule a causa della mancanza del riscaldamento e assenza di materiali e laboratori per poter svolgere validamente l’attività scolastica. E pretendiamo che le istituzioni scolastiche bolognesi si misurino sulle nostre istanze in modo serio, dall’edilizia scolastica passando per il carovita dello studente fino ad arrivare all’alternanza scuola-lavoro, che come già ribadito più volte non fa altro che sottopagare, o ancora peggio sfruttare gratuitamente il lavoro e la fatica degli studenti tramite false promesse e beceri ricatti.
In questo processo di aziendalizzazione e privatizzazione che dura anni, la “Buona Scuola” del Governo Renzi si è inserita inasprendo e peggiorando sempre di più la situazione attraverso l’utilizzo di logiche perverse di meritocrazia sbagliata e discriminante, come già abbiamo potuto vedere nel Jobs Act o nel Piano Casa, manovre atte ad “affondare” sempre di più chi ha già poco e niente. Un esempio lampante di cui si dibatte molto in questi mesi, è il nuovo ruolo che assume il preside, divenuto unico protagonista e manager vero e proprio di quella scuola-azienda cui hanno mirato di creare tutti gli ultimi governi, diventando giudice della capacità d’obbedienza dei propri docenti come evidenzia un documento dell’ANP (Associazione Nazionale Presidi) che parla di non avere più grazie alla nuova riforma le “mani legate” contro i “docenti contrastivi”, cioè coloro che dicono le loro opinioni sui metodi e sulla scuola in generale, come se pensarla diversamente fosse un difetto da smussare. Una figura che acquisisce uno strapotere totalmente squilibrato su di sé, che in mezzo a una comunità che dovrebbe essere atta a costruire un ambiente sociale, collaborativo e istruttivo toglie in pratica agli organi preesistenti negli istituti il potere esecutivo, consentendogli di mantenere, a volte, la libertà di parola.
Effetti di ciò si sono già resi manifesti in tutto il territorio italiano, infatti decine di studenti in diverse città sono stati sospesi e/o denunciati per atti che hanno una forte legittimità politica: tante occupazioni sono infatti state messe in campo per protestare contro la nuova riforma, con uno slancio ancora maggiore dell’anno precedente dopo che, nonostante le migliaia di persone che si sono mobilitate, il governo ha deciso di far votare la “Buona Scuola” con un voto di fiducia in Agosto, tagliando deliberatamente fuori tutto il mondo della formazione. L’occupazione è una pratica legittima che da anni viene proposta da noi studenti, che in essa si mettono in gioco per ricostruire e trasformare la scuola nell’ambiente autogestito, libero e aperto di cui abbiamo bisogno. Scioperare, bloccare, il proprio posto di “lavoro” è un nostro diritto, poiché è il modo più radicale per attirare l’attenzione di tutta quella schiera di politicanti e burocrati che pensano siamo solo oggetti da spostare da un luogo all’altro, senza preoccuparsi che la mancanza di risorse porta una conseguente mancanza di educazione e preparazione per noi. I presidi quindi quest’anno hanno approfittato dell’aumento ulteriore del loro stra potere, per dimostrare con atti di forza come le sanzioni disciplinari e i cinque in condotta, il loro assoluto dominio su tutto ciò che riguarda noi studenti, dall’educazione al diritto a protestare per le condizioni pessime e insostenibili dei nostri istituti. Crediamo sia importante che questi attacchi non passino indisturbatamente, per questo facciamo un appello a tutti i collaboratori scolastici, agli amministratori, ai professori stessi di creare solidarietà e reciprocità nell’ambiente che condividiamo ogni giorno: siamo tutti ricattabili e la nostra dignità sta anche nel combattere chi tenta di azzittirci con “punizioni” e richiami.
La nostra lotta quindi continuerà e sarà sempre più dura, finché non avremo risposte e soluzioni concrete ai problemi che già da anni affliggono lo studente, che sempre più dal sistema Scuola viene sminuito, sfruttato e ritenuto solo un semplice numero, come dimostrano le Invalsi.
Esprimiamo inoltre solidarietà a tutti i ragazzi e le ragazze che hanno subito la sempre più forte repressione portata avanti dai presidi e da alcuni docenti, perché con loro a lottare c’eravamo anche noi. Stamattina per ribadirlo abbiamo attaccato in varie scuole striscioni in solidarietà a tutti gli studenti e studentesse colpiti da un’ingiusta e arbitraria repressione, perché la lotta per il diritto allo studio e a ambienti scolastici adeguati, è di tutti e tutte!
Collettivo Autonomo Studentesco Bologna