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CRITICA AL MODELLO DI SCUOLA CHE SIAMO COSTRETTI A VIVERE

Questo articolo è stato scritto da il 13 apr 2015 in Editoriali, Scuola

Noi giovani, oggi, viviamo la scuola unicamente come luogo di indottrinamento. Ogni giorno, al mattino, siamo costretti ad entrare in classe puntuali, a stare seduti sulla sedia in silenzio, ad ascoltare il professore che ci propone la sua lezioncina. Unici momenti in cui possiamo relazionarci coi nostri compagni sono quei dieci minuti di intervallo, nei quali, dagli ultimi anni, ci viene proibito persino di fumare una sigaretta.

Il modello di scuola che ci viene proposto sembra una palestra che ci allena al modello lavorativo. Infatti, se arrivi in ritardo, oppure metti in dubbio la volontà del “superiore” o, ancora, dimostri indisciplina, l’insegnante subito aggredisce: “se farai così quando lavorerai ti licenzieranno!”.
Questo è un palese esempio di come la scuola sia un luogo che invece di mirare al piacere dello studio, punti solamente al formare lavoratori “flessibili”, cioè sfruttabili. Quando si “disobbedisce all’ordine” si viene immediatamente minacciati e sanzionati attraverso note o brutti voti. La valutazione, infatti, viene usata unicamente come strumento di ricatto o di ricompensa, per farci acquisire sin da subito la disciplina richiesta nel mondo del lavoro, alimentando la competizione e mettendo il docente nella posizione di poter scegliere di rendere uno studente il migliore o il peggiore.
Le ultime riforme di questi anni hanno mirato ad abituarci alla flessibilità del lavoro: le nozioni sono sempre di più e sempre meno specifiche. Siamo obbligati a studiare un numero maggiore di materie, ma in modo superficiale. Ancora una volta lo studente su cui si punta è quello disposto ad accettare le lezioni vuote che vengono proposte senza obiettare né poter approfondire.
Le nostre giornate scolastiche si svolgono tutti i giorni nello stesso modo: il professore entra, si posiziona dietro alla cattedra e comincia a parlare, senza dare a noi studenti la possibilità di esprimere punti di vista, pretendendo poi che impareremo tutto a memoria, senza spirito critico.
Per noi, la scuola, dovrebbe essere un luogo di confronto, senza una figura che dall’alto imponga, ma che invece stimoli al dibattito tra pari, toccando anche temi di attualità. Siamo contro la lezione frontale e la valutazione/ricatto: i voti non devono essere usati come minaccia, inducendo solo allo studio mnemonico e alla buona condotta. Vorremmo passare le nostre giornate in un luogo che non sia una gabbia, ma uno spazio realmente pubblico di formazione e socialità, come quello che ci autocreiamo durante le occupazioni nei periodi di mobilitazione.

Kollettivo Studenti Autorganizzati Torino