Da Napoli: Analisi mondo della formazione e pratiche di riappropriazione in atto.

Questo articolo è stato scritto da il 08 nov 2013 in Scuola

Rifiuto della formazione e del sapere di parte, riappropriazione della scuola (e sua messa in comune).

 

Contestualizziamo l’attuale mondo della formazione: già in passato, a partire dall’istituzione dell’istruzione di massa obbligatoria, anche il mondo della formazione è stato sottomesso al mercato. Ci si nasconde dietro al vagheggiamento del bene comune, dietro all’adempimento del proprio dovere, dietro l’integrazione nella società capitalistica, laddove in realtà è in nome del profitto che si esercita comando e controllo sul sapere vivo degli studenti. Ne consegue che essi si sentano estranei a ciò che studiano: il sapere loro somministrato è di parte. E’ di parte in quanto ha la funzione di imporre un dominio culturale: quello della massificazione, dell’individualismo, del merito borghese; è un sapere di parte perché serve ad aumentare esponenzialmente la competitività in previsione del futuro lavoro-sfruttamento.
Lavoro salariato e formazione non hanno mai costituito forme di emancipazione e di contributo al benessere collettivo; rappresentano, invece, la leva attraverso la quale si accresce la ricchezza di pochi a fronte della povertà della stragrande maggioranza.
Lo studente si rende conto che la scuola è, oggi più che mai, un luogo che non gli appartiene in cui passare 5-6 ore al giorno come ospiti di un’ azienda che offre un preciso servizio quale è l’ istruzione di parte, che “educa” lo studente alla schiavitù del lavoro.

Sarebbe un controsenso, quindi, parlare di difesa o rivendicazione di formazione.
Noi non ci mobiliteremo per una formazione “pubblica e statale”, meno che mai oggi che il confine fra pubblico e privato s’è fatto ancora più sottile sotto il ricatto del debito e del fiscal compact.
La scuola che vogliamo è il luogo dello studente, una sede della comunità studentesca libera da controllo e comando che abbia risorse comuni. Il nostro sapere è libero dagli interessi di parte e dagli schemi del sistema capitalista.

Parleremo, dunque, di rovesciamento e riappropriazione della formazione e del sapere.

Riappropriarsi della scuola vuol dire, nel pratico:

Riappropriarsi delle decisoni:influenzare, dunque, le decisioni delle dirigenze sull’ utlizzo dei fondi PON e POF per l’ organizzazione di corsi extrascolatici, e dei contributi obbligatori e volontari destinati agli edifici.
Riappropriarsi degli spazi:occupare gli edifici scolastici, creare spazi autogestiti ed usarli per iniziative sociali e di aggregazione.
Riappropriarsi delle risorse: Reclamare trasporti gratuti e combattere nel pratico il caro libri(biblioteche studentesche comuni e autogestite). Puntare ad utilizzare le risorse esistenti nelle scuole in modo autogestito.
Riappropriarsi del sapere: si tratta di autoformazione; ossia diffondere attraverso la riappropriazione degli spazi un sapere altro, autoformarsi attraverso percorsi di studio all’ insegna dell’ orizzontalità, creare continui momenti formativi di riflessione collettiva.