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DAI BANCHI ALLE STRADE, LA GRANDE TRASFORMAZIONE DEL MOVIMENTO STUDENTESCO.

Questo articolo è stato scritto da il 10 lug 2014 in Editoriali, Metropoli e Territorio, Scuola

Un dato nuovo e fondamentale per i movimenti, palesatosi a partire dal 19 Ottobre, è che gli studenti ed il mondo della formazione non sono più un avanguardia del conflitto sociale.
Il grosso movimento studentesco che per anni ha scaldato le piazze in opposizione alle varie manovre di taglio all’istruzione oggi non esiste più.
Non che gli studenti abbiano smesso di lottare, e menchemeno hanno smesso i ministeri di tagliare sulla scuola, ma quelle manifestazioni così massificate hanno assunto nuove forme e nuove pratiche… e soprattutto nuove rivendicazioni.

Il movimento “no Gelmini” è stato tra tutti il più dirompente e ha svolto sicuramente un importante ruolo di accelleratore del conflitto. La caratteristica che ha reso estremamente importante questo movimento è che nasce in contemporanea con lo scoppio della crisi, per poi diventare effettivamente (e spontaneamente) il primo movimento di opposizione alla crisi stessa.
Mentre il movimento studentesco era un lupo solitario contro la crisi, gli studenti lottavano sostenuti solo dal resto del mondo della formazione e intanto le forme di opposizione alla crisi erano ancora in una fase embrionale.

Nel 2008 iniziano le prime contestazioni alla riforma, proprio in questo anno abbiamo i primi crolli economici, poi nel 2009 si fortifica questo movimento (in questi anni nascono moltissimi collettivi autonomi, ma gran parte del movimento è in mano a sigle filopartitiche) e nel 2010 finalmente abbiamo i grandi momenti di piazza: la rabbia cresce, i sindacati studenteschi perdono il controllo di una situazione troppo grande e calda, le piazze sono in fermento e comincia un periodo veramente esplosivo, che culmina nel 14 Dicembre romano. Tutti ricordiamo quella data come un momento veramente denso di conflitto, quando la fiducia a Berlusconi viene votata la folla cambia direzione, esce dal percorso indicato ed autorizzato dai sindacati studenteschi ed assalta il parlamento. Emblematico picco di un movimento che è uscito dagli schemi ed è riuscito ad esplodere, lasciando traccia di se in tutte le mobilitazioni successive.

Si diceva che il movimento “no Gelmini” è stato un accelleratore del conflitto sociale, con questo intendiamo sottolineare che molte pratiche che oggi si rivelano fondamentali ed efficaci per le lotte partono proprio da lì. Il corteo selvaggio ed il blocco stradale che abbiamo ritrovato nel 9 Dicembre come in tantissime situazioni, il picchetto ed il blocco dell’insegnamento che oggi diviene picchetto e blocco della produzione davanti ai cancelli ad ogni sciopero, l’occupazione di edifici amministrativi e di monumenti… pratiche proprie dei movimenti storicamente, che il movimento “no Gelmini” ha riesumato e lasciato “ai posteri”.

Oggi le pratiche di lotta sopra indicate sono all’ordine del giorno, e molti movimenti tornano a servirsene anche spontaneamente. Ma cosa rimene di quel movimento, oltre a questo riscoperto repertorio di forme di conflitto?
L’altra grande eredità di quel movimento è un sedimentato di collettivi studenteschi diffusi in tutta la penisola, l’altissimo livello di protagonismo assunto dagli studenti in quel periodo continua a dare i suoi frutti: quasi tutte le generazioni che hanno dato vita a quel movimento oggi si riversano nei collettivi universitari e negli sportelli per l’abitare e quegli stessi collettivi autonomi studenteschi continuano a dare vita alle mobilitazioni autunnali e a supportare tutte le lotte che incontrano nella metropoli.

Ma ripartiamo dalla considerazione iniziale.
Oggi “l’avanguardia”, la prima fila del conflitto, sono altri soggetti sociali. Migranti prima di tutto, senza casa e senza lavoro, sfruttati e precari, espropriati della propria terra (notav, nomuos)… insomma un vero e proprio intreccio di lotte che ha trovato il proprio punto d’incontro il 19 Ottobre e da questo Autunno in poi ha cambiato radicalmente le carte in tavola del movimento.
Quella data non ha visto un forte protagonismo studentesco, ma gli studenti non sono certo usciti di scena. Il 15 Novembre di quest’anno infatti, meno di un mese dopo, gli studenti tornavano in piazza riprendendo i linguaggi e le pratiche della Sollevazione, “assediando” gli edifici del potere e esprimendo momenti di forte conflittualità.
Già da prima del 19 Ottobre, come consuetudine, i collettivi studenteschi sono attivati per l’autunno di lotta “tradizionale”, contribuendo alla costruzione della data nazionale. Ma ciò che è accaduto dopo è ancora più interessante: i percorsi e le vertenze degli studenti vanno ad intrecciarsi con questo meticciato metropolitano e si crea un rapporto solidale e complice.
Da una parte carotrasporti, carolibri e presidi sceriffo, dall’altra occupazioni abitative, picchetti della logistica, cortei contro le grandi opere e la devastazione ambientale… linee rosse parallele che riescono a incontrarsi e lanciarsi in una tangente di lotta di classe.

Così l’autunno di lotta quest’anno non è mai terminato, nonostante la fase di riflusso del movimento studentesco la lotta ha assunto una quotidianeità anche per gli studenti e le studentesse, che hanno continuato a sostenere le lotte sociali della metropoli e il 7 Marzo sono tornati in piazza in diverse città, per poi tornare a Roma il 12 Aprile, mantenendo alta l’agitazione fino al Maggio del movimento NoInvalsi e, nei limiti della situazione, dare slancio anche al periodo estivo (solitamente del tutto spento per via delle vacanze) per rilanciare l’11Luglio. Questa acquisita continuità ci stimola a pensare ad un’Autunno ancora più caldo, grazie ad un clima di attivazione politica che non si è mai spento.

Che aspettative possiamo farci per l’anno prossimo nell’ambito studentesco?
Difficile dire se questa manovra di taglio che è nei cassetti del ministro Giannini e di Renzi scatenerà nuovamente la forza numerica delle scuole, senz’altro questa eventualità presenta delle ambivalenze e delle criticità: una possibile nuova svolta studentista, un soggetto (quello dei professori) che tende a far uso di pratiche distanti anni luce da quelle degli studenti e ad appellarsi al sindacalismo collaborazionista.
Probabilmente la prova più ardua per i collettivi autonomi sarà riuscire a tenere coese le lotte, a partire dai percorsi aperti sui bisogni degli studenti quest’anno (carotrasporti, carolibri…) e tutta la solidarietà dimostrata al meticciato metropolitano, cercando un punto d’incontro con la mobilitazione del mondo della formazione che inizia a prefigurarsi in questi giorni di minacce del governo Renzi alla componente dei professori.
Al momento mancano troppe carte in tavola per fare pronostici su questo tema.Ciò che invece è emerso chiaramente all’assemblea nazionale StudAut ad Alessandria è che quest’anno, alla luce della forte componente migrante e proletaria che attraversa le occupazioni abitative e le lotte in città, sarà importantissimo e cruciale lavorare negli istituti tecnici e professionali, già visti come portatori di vivace protagonismo e genuina rabbia nei cortei di quest’anno.

Alla luce di queste considerazioni possiamo dire che, sebbene non sia più la componente studentesca a guidare la testa dei cortei, il movimento studentesco è ancora vivo e forse è ancora più forte, più capace ed esperto, più saldamente organizzato, più costante e più motivato, più vicino alle lotte cittadine e territoriali, più determinato. La prospettiva che si apre per questo Settembre è ampia e per molti versi imprevedibile, ma siamo decisi ad affrontarla con grinta e a fare buon uso delle nuove esperienze maturate in quest’anno di occupazioni abitative, picchetti antisfratto e scioperi.
Lo ribadiamo a Renzi e tutto il suo governo… ‪#‎civediamopresto‬!