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EXPO E INVALSI: DUE MODELLI DA RESPINGERE!

Questo articolo è stato scritto da il 21 apr 2015 in Editoriali, Metropoli e Territorio, Scuola

Questa primavera, come emerso dall’assemblea nazionale Studaut di Aprile, i movimenti studenteschi e non solo avranno due principali campi di battaglia su cui lanciarsi: la lotta #NoEXPO ed il boicottaggio #NoINVALSI.

In attesa dei due comunicati nazionali verso le date di mobilitazione del 30 Aprile e dell’1 Maggio a Milano contro il “grande evento” EXPO e delle giornate del 7 e 12 Maggio contro le prove Invalsi vogliamo aprire una riflessione su cosa abbiano in comune tra loro questi due modelli e come si inseriscano nel progetto renziano di Jobs-Act e “Buona Scuola”.

La prima cosa che hanno in comune è il finanziamento pubblico, sia EXPO che Invalsi sono infatti mantenuti a spese nostre, e sono ben note le speculazioni legate al primo e gli sprechi legati al secondo. Ritorna ancora una volta la questione delle risorse e la loro gestione: le contraddizioni che emergono se confrontiamo il caso del crollo di una scuola a Ostuni e le cifre enormi spese in TAV ed EXPO sono enormi ed evidenti. I nostri soldi sono in mano alla speculazione e queste grandi opere (o grandi eventi che siano) sono la maniera più semplice e proficua per far girare e riciclare cifre milionarie. Per quanto riguarda le INVALSI si tratta invece di un enorme spreco: almeno 14 milioni annui per far funzionare questo sistema (che fa acqua da tutte le parti!)

Ma la gestione delle risorse accomuna molte delle lotte di oggi giorno, mentre se parliamo di EXPO e INVALSI stiamo parlando di un legame molto più profondo: entrambi rappresentano un “modello”, di lavoro, di istruzione, di sviluppo, di pensiero… sono la realizzazione materiale di un percorso di precarizzazione del lavoro e aziendalizzazione della scuola, un percorso lungo anni e ancora in svolgimento.

EXPO ha dato lavoro a ben 20.000 persone… delle quali però solo 500 riceveranno un compenso. I 18.500 volontari rimanenti non prenderanno un centesimo e saranno le “cavie” di questo modello di speculazione e precarietà.
Quando venne siglato (nel 2013) l’accordo sul lavoro gratuito per EXPO, l’allora presidente della repubblica Letta ed il presidente di confindustria Squinzi lo definirono essi stessi un modello per il futuro… che prese presto il nome di Jobs-Act.
EXPO è quindi il “grande lancio” di questo modello di lavoro gratuito, “l’ouverture” di una grande opera di precarizzazione totale e diffusa che sarà normata e gestita tramite le nuove leggi sul lavoro.

Le INVALSI sono invece rappresentative di un modello di sapere standardizzato e di scuola-azienda, perfettamente in linea con le richieste del nuovo mercato del lavoro che EXPO inaugurerà.
Questi test si assicurano, di anno in anno, che gli studenti ricevano a scuola quella dose di nozioni generiche che permetta a tutti di fare un qualsiasi lavoro non qualificato, occasionale, precario.
L’istituto nazionale di valutazione (Invalsi appunto) non si cura della capacità critica o creativa degli studenti, non considera le passioni e i desideri o addirittura la genialità degli studenti: vuole solo garantire annualmente la fuoriuscita dalle scuole di manodopera generica… un esercito di “schiacciabottoni” per fabbriche, centri commerciali, fastfood, call-center e compagnia bella.
Oltre che andare di pari passo con le trasformazioni del mercato del lavoro questi test sono in perfetta armonia anche con la cosiddetta “Buona Scuola” di Renzi, che attraverso le Invalsi potrà applicare il proprio sistema di meritocrazia e sfruttamento minorile.

Insomma, INVALSI ed EXPO realizzano il grande sogno di Poletti: aggiungere alla lista degli sfruttati a tempo pieno gli studenti ed i giovani, oltre ai migranti che lo sono da decenni e decenni dentro i magazzini della logistica e non solo. Sarà quindi di vitale importanza per i movimenti saper dare una risposta adeguata a questi modelli renziani di sviluppo del paese, contestando in maniera determinata le passerelle di EXPO ed i test INVALSI.
Alla lotta dunque: la nostra non sarà una generazione di sfruttati!