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FIRENZE VERSO IL #14N: “SIAMO I CATTIVI ALUNNI DELLA BUONA SCUOLA”.

Questo articolo è stato scritto da il 12 nov 2014 in Scuola

Una interessante nota della Rete dei Collettivi Fiorentini, pubblicata dal sito Cortocircuito:

“Metteremo a punto la buona scuola con i suoi protagonisti: presidi, amministrativi, docenti. Perché nessuno meglio di loro può dire quali siano le regole più superflue, le complicazioni più inutili, cosa serva per sbloccare la scuola.”

Cit. di pag. 64, “la Buona Scuola”

Fermi tutti. Chi è che và a scuola tutti i giorni, che riempie e anima quegli edifici anonimi e fatiscenti, chi  siede a quei banchi, banchi di prova dove i profitti vengono sistematicamente soppesati, valutati e comparati? Ci sforziamo di leggere tra le righe, ma quella parola non compare. Allora ricordiamo una cosa ai “signorotti dell’economia”: coloro che danno concretezza alla scuola, che la vivono, che subiscono il loro riformismo sfacciat…o, che non vengono menzionati sono gli studenti. E’ di noi che hanno bisogno, che lo riconoscano o meno. Certamente non lo ammetteranno questa volta, riconoscendoci come soggetti protagonisti del dibattito sulla scuola: “Lasciate fare a chi è competente!”.

E infatti, mentre loro blaterano di supercazzole come “rilancio”, “ammodernamento” e  “progresso”, comodi sui loro scranni, noi ci organizziamo. Come? Autonomamente, cercando partecipazione, creando complicità.. e al ritmo dei nostri cuori, abbiamo aperto le danze. Un percorso cominciato da collettivi e assemblee studentesche, inaugurato con i 2500 studenti in piazza il 10 ottobre. Una vittoria, alla quale abbiamo dato continuità con l’ondata di occupazioni che ne è succeduta, che hanno offerto momenti di confronto tra studenti, che hanno consolidato e dato forza alla mobilitazione studentesca. Da lì in poi, diritti per la nostra strada: le contestazioni alla Giannini il 13O a Prato e il 28O a Firenze, il corteo (spontaneo) del 16 ottobre, il presidio all’USR il 4 Novembre.

Il diritto alla studio è un mito lontano nel panorama del riformismo firmato Renzi. il clima tra studenti è pesante, si percepisce l’incombenza della valutazione, del giudizio sterile e standardizzante, volto solo a clasisificare, a determinare il più meritevole. Una didattica strutturata come un costante allenamento alla performance, come una palestra da quiz sul modello invalsi. Misurare le conoscenze e imporle nozionisticamente, per premiare i più “meritevoli”. Ma che vuole dire esser più meritevoli? essere forse più competitivi? Il punto d’arrivo è chiaro: agonismo e competizione, per formare non certo coscienze critiche, ma giusto mediocri arrivisti. Meritocrazia è una della parole d’ordine della scuola di Renzi. Non a caso i professori saranno premiati in base a criteri di “merito”: a far carriera saranno quindi i più obbedienti, i più collaborativi, i più “professionali”. Tali parametri saranno stabiliti dall’avanguardia della scuola 2.0: Preside manager, nelle mani del quale sarà accentrato tutto il potere decisionale, consigli d’istituto “rinnovati” da, udite udite, una componente di enti privati.

Si parla di una riforma a costo zero, ed è chiaro il perchè. I privati finanzieranno gli istituti scolatici al posto dello stato. Aspettate a cantar vittoria: verrà infatti fuori la vera faccia della scuola azienda, con esiti drammatici (ricordiamoci: un privato, ancor più dello stato, investe, non regala).

E mentre Renzi spende per imbastire teatrini di autocelebrazione per ricercare consenso (es. expo/leopolda5), in guerre e opere inutili, i soldi verrano fuori dalle aziende, ma con l’aspettativa di un profitto. Sponsor, pubblicità e lavoro non retribuito (200 ore di tirocinio in tecnici e professionali, altro che alternanza scuola-lavoro!) e il profitto è bello che fatto. Con la scuola azienda si inaspriranno i criteri di selezione e omologazione in ottica classista, puramente determinati dall’andamento dell’economia, dalla richiesta di forza lavoro.

I tirocini sono appunto la cifra significativa della scuola azineda, che verrà trasformata in un mezzo di formazione dell’individuo in vista del ruolo che ricoprirà all’interno della società; gli studenti-lavoratori si plasmeranno sull’idea di precarietà, flessibilità, competizione e sfruttamento. D’altra parte è quello che ci aspetta nel triste scenario del mondo del lavoro previsto dal JobsAct.

Il 14N i lavoratori, scesi in piazza per lo sciopero generale, avranno a fianco noi studenti per portare le nostre rivendicazioni e la solidarietà ai lavoratori facendo convergere la giornata internazionale del diritto allo studio con quella di sciopero. Il 14N scenderemo in piazza tutti insieme, a dispetto delle divisioni che ci impone la classe borghese.

ABBIAMO APERTO LE DANZE, ORA CONTINUIAMO A BALLARE!