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OLTRE ALLA BUONA SCUOLA, UN’ANALISI SULLA VALUTAZIONE

Questo articolo è stato scritto da il 21 ott 2015 in Editoriali, Scuola

La valutazione è fortemente oggetto di critica da quando la Buona Scuola la introduce come metodo oggettivo che deciderà delle sorti dei professori. A costoro infatti saranno attribuiti crediti che permetteranno al preside-manager di premiare i docenti “collaborativi” e punire chi non si adegua a quella che sarà una vera e propria dittatura.
Giornali, programmi televisivi e personaggi di rilievo si stanno sentendo in obbligo di esprimere la loro idea riguardo questo tema. Abbiamo sentito persone indignate poiché si dovrà valutare un professore in base a dati obiettivi, senza perciò tener conto delle sue reali capacità di insegnamento, discussione e confronto con gli alunni. Per noi studenti questa non è una novità: ogni giorno riceviamo dei voti che dovrebbero giudicare la nostra preparazione scolastica e il nostro comportamento. Ipocrita è sconvolgersi solo adesso!
I docenti che stanno scendendo in piazza infatti sono gli stessi che puniscono chi boicotta le Invalsi (che già da anni noi studenti abbiamo individuato come un questionario che mira ad allinearci ad un modello di “apprendimento a crocetta” ),sono gli stessi che quotidianamente limitano la nostra intelligenza a sufficiente o insufficiente e sono gli stessi che chiamano “perdita di tempo” le nostre autogestioni e occupazioni, invece di considerarli momenti di condivisione e crescita. Vorremmo quindi informare gli Egregi che ci bombardano ogni giorno di pareri qualunquistici che la valutazione nella scuola esiste da sempre e da sempre noi studenti la contestiamo.
I voti non sono altro che un modo per etichettare i ragazzi e minimizzare la molteplicità di caratteri e potenzialità soggettive, abituandoli fin da subito ad un sistema di sfruttamento e spersonalizzazione tipico del mondo del lavoro attuale. Questi non solo sono inutili, in quanto la complessa intelligenza umana non si può misurare in base ai saperi nozionistici impartiti, ma addirittura nocivi.
Il giudizio ci introduce in un sistema individualistico in cui il singolo viene colpevolizzato per mancanza di studio o cattiva esposizione poiché la famosa meritocrazia non è tanto premiare il migliore quanto punire in peggiore.

Ci rechiamo in istituti che non sono altro che luoghi di indottrinamento privi di momenti di condivisione tra pari, dove lo studente più brillante è quello che ripete meglio le parole del professore.
Lo studio diventa quindi non più amore per il sapere ma esercizio mnemonico.
Ogni piccolo gesto contribuisce alla nostra valutazione, è interessante come le famose note, che dovrebbero essere semplici annotazioni, siano diventate strumento di ricatto, potendo influire non solo sul voto di condotta ma addirittura su sospensioni ed espulsioni.
Le assenze numerose vengono punite con la bocciatura e addirittura i ritardi, spesso fatti a causa di servizi di trasporto inefficienti, vengono contestati in quanto “se fatti su posto di lavoro possono causare il licenziamento”.
Fino ad arrivare al recente divieto di fumo, che trasforma il professore in un vero e proprio poliziotto, che può multare e segnalare in consiglio di classe il delinquente che infrange le leggi. Queste vengono dettate dal preside che, esattamente come uno sceriffo, le dà come giuste e incontestabili.
La voce degli studenti della scuola non solo non viene presa in considerazione, ma, anzi, cerca di essere soppressa (numerosissimi sono i casi di studenti presi di mira poiché attivi politicamente).

Non sarà certamente questa piccola messa in discussione della valutazione a darci l’illusione di stare vincendo una battaglia e perciò continueremo a lottare, come sempre.