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Studenti contro Expo

Questo articolo è stato scritto da il 21 apr 2015 in Metropoli e Territorio, Scuola

A Milano, a breve, si svolgerà Expo, sito espositivo presentato da anni come la grande salvezza per il nostro Paese.
Ma cosa si nasconde veramente dietro all’Expo?
Il territorio milanese ha subito una lenta e graduale mutazione: da quando Expo si è impossessato della città sono comparsi edifici, grattacieli, e il cemento ha ricoperto le poche zone verdi presenti. Questa è una logica riproposta che si presenta come la soluzione ma in realtà è il problema stesso. Dietro alle città vetrina, che si vantano di essere al passo con la modernità e con il modello metropolitano delle grandi città come New York o Londra, ci sono invece città piene di debiti, di precarietà e brutte paesaggisticamente. Un esempio lampante è la città di Torino, nella quale sono comparsi negli ultimi anni due grattacieli e un villaggio olimpico del tutto inutili e inutilizzati, che hanno contribuito a renderla una tra le più indebitate d’Europa.
Questo processo di cementificazione contribuisce, inoltre, a rendere le città prive di coesione sociale, annientando parchi e punti di ritrovo fondamentali per chi vive tutti i giorni la frenetica metropoli.
L’Expo è l’ennesima grande opera che non fa altro che incrementare mafia e speculazione alle spalle dei cittadini. Ci troviamo dinnanzi, ancora una volta, a uno spreco di soldi da parte dello Stato che, esattamente come per il TAV, finanzia opere inutili invece di Sanità e Istruzione.
Ancora una volta saranno le fasce più deboli della popolazione a pagare le spese di questo ulteriore debito poiché aumenteranno le tasse e il costo dei servizi pubblici.
Noi studenti vediamo nell’Expo l’ennesima presa in giro poiché si palesa il fatto che lo Stato preferisca investire in grandi opere piuttosto che nella nostra formazione. Tutti i giorni siamo infatti costretti a recarci in edifici fatiscenti, privi di personale e di cui la quasi totalità non rispetta nemmeno le minime norme di sicurezza. Inoltre 18500 studenti di tutta Italia saranno costretti a lavorare senza retribuzione per questo evento, attraverso stage o tirocini, alimentando la precarietà che lo caratterizza. Infatti, nonostante Expo si vanti di essere una grande opportunità lavorativa, non è altro che lavoro nero o volontariato. Tutto ciò è perfettamente in linea con la riforma Buona Scuola di Renzi, che noi studenti abbiamo contestato fortemente fin dalla data della sua proposta. Gli stage imposti nella riforma non solo tolgono ore preziose di apprendimento, ma rendono chiaro quali sono le parole d’ordine del mondo del lavoro che ci si prospettano: flessibilità e sfruttamento.

Per questo motivo il 30 aprile noi studenti di tutta Italia saremo presenti al corteo nazionale studentesco a Milano, e chi, impossibilitato per la distanza geografica, non potrà essere presente porterà comunque la lotta #NoExpo nelle città tramite azioni e iniziative, che rilancerannoinoltre il grande corteo dell’1 maggio, giornata in cui scenderemo in piazza per opporci in maniera forte e incisiva al modello Expo.