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DALLE PRIME MOBILITAZIONI RILANCIAMO LA LOTTA IN TUTT’ITALIA // BOLOGNA, 1-2 NOVEMBRE

Questo articolo è stato scritto da il 03 nov 2015 in Editoriali, Scuola

A partire dalle prime settimane di mobilitazione dell’autunno abbiamo dato vita a due giorni di discussione e confronto per analizzare i limiti e le potenzialità che la fase ci pone.
Nella prima assemblea abbiamo orientato il dibattito nel tentativo di capire come sviluppare dei percorsi di lotta che sappiano raccogliere gli stimoli che il soggetto studentesco esprime, rilanciando i prossimi mesi di agitazione.
Nel secondo momento di discussione ci siamo interrogati su come nelle nostre scuole e nelle nostre città attecchisca il fenomeno delle nuove destre e di una retorica razzista, fascista e xenofoba e su come questa situazione possa essere per noi una possibilità di crescita soggettiva della componente studentesca.
L’approvazione della Buona Scuola di quest’estate ci pone davanti all’esigenza di costruire un’opposizione che parta dagli istituti e coinvolga tutti gli studenti e le studentesse, che riesca realmente ad incidere sul processo di smantellamento della nostra scuola portato avanti da questo e dai precedenti governi.
Riteniamo quindi necessario tradurre la “Buona Scuola” all’interno degli istituti, nei termini in cui opporsi alla riforma significa ripartire dai bisogni degli studenti, per creare una consapevolezza di come essa interferisca nella quotidianità di ognuno. I nodi che sono emersi come possibili campi di lotta sono: alternanza scuola-lavoro come strumento della controparte di costruzione della manodopera a costo zero, a cui è necessario approcciarsi non immediatamente in termini di rifiuto, ma piuttosto in termini di inchiesta per andare a sviluppare le contraddizioni insite a questo meccanismo.
I presidi che hanno assunto ancora di più il ruolo di manager all’interno della scuola, gestendo gli istituti come fossero aziende, scegliendo il personale docente in base a criteri di produttività e di disponibilità all’obbedienza. Inoltre l’inasprimento dei regolamenti scolastici è volto esclusivamente al disciplinamento degli studenti.
L’edilizia scolastica che continua a essere un problema gravissimo all’interno degli istituti per la mancanza di fondi destinati alla messa in sicurezza delle nostre scuole.
Il contributo scolastico volontario che sottrae ulteriore reddito alle famiglie seguendo la tendenza di privatizzazione e imponendo la logica per cui il diritto allo studio dipende sempre di più dalla disponibilità economica dei nuclei familiari degli studenti.
Questi possibili campi di lotta rappresentano per noi un’indicazione su cui lavorare, per costruire una partecipazione ed una aggregazione fondamentale al processo di opposizione reale che intendiamo mettere in pratica.
Insieme alla costruzione di vertenzialità autonome all’interno delle scuole, un’altra questione sulla quale la discussione si è concentrata molto è l’esigenza di riuscire ad intercettare la componente dei docenti e riuscire ad interagirci sulle tematiche di lotta contro la Buona Scuola. Sebbene la componente dei docenti sia una categoria che all’interno delle scuole risulta una controparte per gli studenti, in quanto svolgano il ruolo di “controllori” e valutatori all’interno di un sistema scuola che non tiene conto delle capacità e attitudini degli studenti, ma distrugge ogni capacità non prettamente funzionale al sistema lavoro, esprime comunque sia una rabbia di fronte alla nuova riforma, in quanto li colpisce direttamente in termini di retribuzione, di certezze sul posto di lavoro e sull’autonomia del metodo di insegnamento. Per questo intendere la commissione di valutazione, strumento che i presidi istituiranno per valutare gli insegnati per poi decidere a chi debba essere concesso lo scatto sullo stipendio, possono essere un campo di battaglia comune a docenti e studenti per inceppare il funzionamento di questa riforma.

Un altro nodo centrale su cui dobbiamo iniziare a darci delle forme di organizzazione e di lotta è tutto ciò che riguarda il caro vita per noi studenti, in particolare il servizio dei trasporti. La privatizzazione dei servizi e il taglio delle risorse ad ormai ogni forma di servizio pubblico fanno si che la questione della viabilità sia un tema caldo in quanto l’aumento dei biglietti, il taglio delle corse, l’inefficienza e la pericolosità dei mezzi diventi un ostacolo ormai non più sopportabile per gli studenti che spesso prendono il pullman per andare a scuola o semplicemente per raggiungere il centro.

Dalla due giorni di discussione è emersa l’importanza di scendere in piazza e costruire momenti di mobilitazione che siano frutto delle lotte e che esprimano la rottura necessaria alla costruzione di un rapporto di forza necessario da ottenere. Immaginarsi due settimane di agitazione nei territori, dal 9 al 21 novembre dove ogni città decida una o più giornate in cui scendere in piazza e mobilitarsi, risulta importante.